Ognina libera dal cemento: perché abbattere il viadotto è una rivoluzione possibile

Catania si trova di fronte a un’opportunità storica di rigenerazione urbana: l’abbattimento del ponte di Ognina. Realizzato nel 1962 per accogliere la nuova strada litoranea e collegare il lungomare cittadino, questo viadotto in cemento ha finito per scavalcare e soffocare il caratteristico borgo marinaro, nascondendo alla vista la splendida cornice di Porto Ulisse e del golfo.

Oggi, restituire Ognina alla sua configurazione iniziale non è solo un atto di giustizia nei confronti della bellezza violata negli anni ’60, ma una scommessa vinta sulla mobilità moderna.

La principale obiezione sollevata dai nostalgici dell’asfalto riguarda il rischio di paralisi della circolazione. Si tratta, tuttavia, di timori che non trovano reale fondamento nell’assetto viario della zona.

La rete stradale circostante è perfettamente in grado di assorbire i flussi attuali:

  • Da Ognina verso il centro: La via Barraco riesce appieno a smaltire il traffico proveniente dalla circonvallazione e diretto verso piazza Europa.
  • Dal centro verso Ognina: La via Messina ha la capacità ideale per assorbire i veicoli da piazza Europa verso Ognina senza creare imbuti.

Inoltre, chi evoca lo spettro delle code dimentica che la vecchia configurazione con il ponte non era affatto estranea al traffico. I rallentamenti in piazza Mancini Battaglia e nei nodi di Ognina sono sempre stati una costante cronica, dimostrando che i viadotti non cancellano gli ingorghi, li spostano soltanto più avanti, sacrificando nel frattempo il paesaggio.

Il Borgo Marinaro di Ognina rappresenta uno degli angoli più affascinanti e ricchi di storia di tutta Catania. Un luogo di pescatori, di storie legate al mito di Ulisse e di tradizioni identitarie profonde, deturpato sessant’anni fa da una visione urbanistica che privilegiava le auto a scapito delle persone e del paesaggio.

Demolire il ponte significa abbattere un muro visivo e sociale, restituendo ai catanesi e ai turisti la linea dell’orizzonte e il contatto diretto con il mare. Liberare la piazza dalla cappa di cemento permetterà di riconnettere il tessuto urbano al suo porto antico, trasformando un semplice punto di transito automobilistico in un polo di attrazione pedonale, culturale ed economico.

L’abbattimento del viadotto non deve però essere un intervento isolato, ma l’inizio di una rivoluzione urbanistica a tappe che guarda a una Catania totalmente rinnovata.

Il primo passo strategico dovrà essere la connessione diretta tra il borgo marinaro e la stazione ferroviaria di Ognina tramite un passaggio pedonale sicuro. Questo passaggio pedonale permetterebbe di unire la mobilità su rotaia del passante ferroviario alla bellezza del litorale. Inoltre, consentirà di ottimizzare l’uso del parcheggio antistante la stazione, che offre una capacità di 120 posti auto.

Turisti, pendolari e cittadini potrebbero scendere dal treno e raggiungere a piedi il porticciolo in pochissimi minuti, eliminando l’obbligo di usare l’auto.

Subito dopo, la vera scommessa per la città dovrà essere la riqualificazione della spiaggia attraverso la revoca della concessione demaniale marittima nel porticciolo di Ognina.

Si tratta di un atto di coraggio politico necessario per restituire ai catanesi un altro pezzo di mare oggi negato da privatizzazioni e barriere.

Liberare lo specchio d’acqua e la spiaggia del porto antico significa completare l’opera di restituzione identitaria: non solo guardare il mare dall’alto della piazza ritrovata, ma poterlo finalmente vivere, toccare e frequentare liberamente.

Riavvolgere il nastro e tornare alla configurazione iniziale significa, finalmente, guardare al futuro con gli occhi della bellezza, dell’efficienza e del diritto al bene pubblico.

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